Partiamo da una premessa: la dieta, per molte persone, non è abbastanza

Forse tra voi ci sono persone che hanno già seguito una dieta o, come alcune mie pazienti dicono, “Sono a dieta da una vita”.

Molti Studi (e anche la vostra storia potrebbe confermarlo) dimostrano che seguire una dieta (non come “modus vivendi” ma come dieta lampo, dieta dimagrante, dieta solo a fini estetici) può avere effetto a breve termine (se per alcune persone l’obiettivo è quello di perdere peso, magari in poco tempo), ma sul lungo termine non funzionano, addirittura possono

- far aumentare di peso le persone (la tipica frase “Ho guadagnato i kg persi!”)

- peggiorare lo stato di salute delle persone

I problemi di salute associati ad un percorso nutrizionale non adeguatamente strutturato, in cui si pensa solo all’estetica della persona/alla perdita di peso, diventano ancora più gravi nel caso in cui ci siano delle fluttuazioni di peso importanti. Lascio qui sotto alcuni dati a riguardo.

*Binge eating - un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione che si manifesta con delle abbuffate che nascondono un altro tipo di sofferenza, sommersa/riempita dal cibo (almeno sul momento)


Questo accade perché molte persone utilizzano il cibo per gestire varie situazioni: noia, rabbia, tristezza, ansia, etc. Questo legame disfunzionale che si crea tra noi e il cibo, il quale diventa l’unico strumento a disposizione che abbiamo per gestire quella situazione, diventa una vera e propria abitudine.

A questa abitudine disfunzionale si associa una perdita di connessione tra la persona e i suoi bisogni, in particolare le sensazioni legate ai segnali di fame e sazietà, quella fame che tante vorrebbero silenziare o di cui si vergognano perché non si sentono meritevoli di mangiare.

Nonostante le tante diete seguite in svariati modi (libri, coach, PT, nutrizionisti, etc.), le persone che soffrono di “fame emotiva” o “fame nervosa” riportano un senso di inadeguatezza e frustrazione nei confronti di questi percorsi, in quanto per loro il cibo, la forma corporea ed il peso giocano un ruolo fondamentale nel definire la propria identità, il proprio valore.

Un’alternativa a tutto questo esiste: parliamo brevemente di Mindful eating

Il protocollo MB-EAT (Mindfulness Based- Eating Awereness Training, ovvero Training per la Consapevolezza Alimentare Basato sulla Mindfulness) rappresenta un’alternativa validata scientificamente e strutturata, un modo diverso di occuparsi di cibo e di “fame nervosa”.

La Mindful Eating si differenzia per molti aspetti da altri strumenti volti a rispondere alla sovra-alimentazione, quella che spesso impropriamente viene definita “abbuffata”.

E’ il 1° programma che non dice alle persone cosa mangiare e cosa non mangiare, incoraggiandole, al contrario, a mangiare ogni categoria di cibo.

Molte ricerche dimostrano l’efficacia del protocollo MB-EAT nel processo di perdita di peso (che può essere un effetto secondario al percorso, ma NON è l’obiettivo principale) e nel trattamento della fame emotiva, anche nella forma del Binge Eating (in questo caso la persona verrà in contemporanea seguita da un* psicoterapeaut*).

Il protocollo Mindful Eating è costituito da tre grandi componenti

in modo graduale (parallelamente agli esercizi di alimentazione consapevole) la persona può fare esperienza degli elementi della pratica meditativa, con una particolare attenzione ai temi della consapevolezza di sé, dell’auto-accettazione, della compassione non giudicante e della disattivazione del “pilota automatico”. Il programma è volto a generalizzare l’atteggiamento mindful a vari aspetti della vita quotidiana, non solo quello alimentare.

Durante il percorso vengono proposti vari esercizi di alimentazione consapevole volti a

Tutto questo per coltivare la nostra “saggezza interna”, trovando un equilibrio con la “saggezza esterna”: durante il percorso verrà dedicato un momento per parlare di come l’alimentazione possa essere “sana”, rispettosa, gentile, seguendo le evidenze scientifiche.

Chi partecipa al programma è incoraggiat* a svolgere la pratica autonomamente a casa fra un incontro e l’altro. L’impegno è un aspetto fondamentale affinché il protocollo sia un reale aiuto per la persona. Senza la pratica a casa, a ben poco servirebbero gli incontri con l* professionist*.

Com’è strutturato il percorso di Mindful Eating

Il percorso prevede 9 incontri della durata di 1 ora e mezza circa, sono disponibili percorsi individuali e di gruppo, in presenza ed in modalità online.

Prima di iniziare il percorso verrà svolto un incontro preliminare per valutare insieme il percorso più adatto per la persona.

Al termine dei 9 incontri sono previsti 1 o più incontri di follow up, la cui cadenza verrà definita in base alla situazione.

Il protocollo è pensato sia per adulti sia per adolescenti. Nel mio caso – per ora – mi occuperò di adulti/giovani adulti (dai 19 anni in su), valutando insieme il percorso più adatto per quella persona: nel caso in cui ci fossero persone con età diverse, ad es., si potrebbero creare dei gruppi più omogenei.